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La storia

Già nell'Ottocento un componente della famiglia Sbaiz, fra i primi Giuseppe Fortunato, due ore prima che albeggiasse, ogni sabato attaccava il cavallo al calesse dove la sera prima aveva sistemato due o tre piccole botticelle (mai di più) del suo pregiato vino. Piovesse o nevicasse, fosse estate o fosse inverno, nulla poteva fermare a sua corsa dai vigneti della Vena d'Oro di Glaunicco fino alla tavola dei notabili di Udine. Due ore di viaggio prima che facesse giorno per non far soffrire il prezioso vino durante il percorso e per evitare le imboscate di briganti e ladri improvvisati.

Un pomeriggio, il settimo discendente, Natale Sbaiz, si ritrovò quasi casualmente tra le mani un grappolo di vecchie foto, estratte una ad una, come degli acini fatti appassire, da un album dimenticato in un cassetto. Per lui fu come tornare improvvisamente indietro di decenni. Mentre osservata trasognato quele foto, gli parve risentire il trillo del pettirosso, secco ma festoso com'era il campanello dell'uscita da scuola. Tanta passione non poteva non lasciare traccia e non creare continuità. Non c'è difesa immunitaria contro la passione. Natale non potè sottrarsi al bisogno di riappropriarsi della sua vigna. Il suo piccolo grande universo a misura di sguardo.

Così nel 1979, dopo quell’incontro con il passato, Natale Sbaiz riprende in mano la tradizione di famiglia. Consolida quindi l’azienda vinicola che ora si estende su 15 ettari di terreno ghiaoso dell'antica Vena d'Oro di Glaunicco, lambita dal Varno (il fiume cantato dallo scrittore Ippolito Nievo), che ne regola il microclima, equilibrando naturalmente ogni possibile eccesso di umidità e arsura. Come nella civiltà contadina d'un tempo, la concimazione naturale del terreno e la cura quasi maniacale del vigneto, per l'Azienda Agricola Sbaiz sono mansioni irrinunciabili. La raccolta dell'uva è sia manuale che meccanica.